L’accessibilità è il nuovo standard digitale

Negli ultimi anni il digitale è diventato il luogo dove tutto accade: lavoriamo online, studiamo online, ci informiamo, acquistiamo, comunichiamo. La rete è ormai una seconda casa, un ecosistema in cui si svolge gran parte della nostra vita quotidiana.

Eppure, nonostante questa enorme diffusione, il digitale continua a non essere uno spazio per tutti. Esistono ancora barriere silenziose che escludono milioni di persone dall’accesso a informazioni e servizi essenziali.

Chi resta effettivamente indietro?

Le barriere digitali non colpiscono solo una categoria di utenti. Sono trasversali e profonde.
Le persone con disabilità – visive, motorie, uditive o cognitive – sono tra le più penalizzate, perché molti siti e app non rispettano gli standard di accessibilità.

Il monitoraggio AgID 2024 fotografa perfettamente la situazione: su oltre 65.681 dichiarazioni di accessibilità, solo il 13% risulta pienamente conforme. Il restante 87% è ancora parzialmente o del tutto non conforme. Ma la disuguaglianza non riguarda solo la disabilità.
Il divario generazionale è significativo: in Italia naviga il 93% delle persone tra 11 e 54 anni, ma solo il 68,1% della fascia 65-74 anni e appena il 31,4% degli over 75.
In un Paese che punta alla digitalizzazione, questa frattura rallenta l’inclusione e alimenta nuove forme di disuguaglianza.

Perché l’accessibilità diventa un obbligo (e una grande occasione)

Per rispondere a questo scenario, l’Europa ha introdotto l’European Accessibility Act (EAA), che dal 28 giugno 2025 rende l’accessibilità digitale un requisito obbligatorio per aziende e organizzazioni che offrono prodotti e servizi digitali. Lo scopo è semplice: garantire che il digitale sia un diritto di tutti, non un privilegio.

Ma l’accessibilità non è solo un obbligo di legge.
 È una leva strategica:

  • migliora l’esperienza utente, rendendo siti e app più chiari e intuitivi;
  • aumenta la copertura, aprendo la porta a quel 20% della popolazione europea che vive con una disabilità;
  • rafforza la competitività, perché sempre più persone – clienti, partner, istituzioni – valutano l’impegno digitale delle aziende in chiave inclusiva;
  • ottimizza la SEO, perché un sito accessibile è più facilmente indicizzato e performante.

In un mercato in cui l’esperienza digitale è spesso il primo punto di contatto tra utente e brand, un servizio accessibile non è un costo: è un vantaggio competitivo.

Eye-Able: costruire un digitale che non lascia indietro nessuno

Per aiutare aziende e istituzioni a compiere questo salto di qualità, nasce la partnership tra SoftwareOne ed Eye-Able, una scale-up europea che ha fatto dell’accessibilità digitale la propria missione.

Eye-Able offre una suite completa che rende più semplice adeguarsi all’EAA e migliorare in modo reale l’esperienza utente:

  • strumenti di Audit e Report per analizzare e monitorare l’accessibilità dei siti;
  • funzioni assistive come contrasto, zoom, lettura facilitata, filtri per daltonismo, per personalizzare la navigazione;
  • soluzioni basate su AI per rendere i contenuti più chiari, comprensibili e traducibili;
  • supporto tecnico e formazione continua per team marketing, comunicazione e IT.

Oggi più di 1.000 organizzazioni, università e strutture sanitarie nel mondo utilizzano le tecnologie Eye-Able per abbattere barriere digitali e costruire ambienti accessibili davvero a tutti.

Questa partnership non si limita ad offrire strumenti: rappresenta un nuovo modo di interpretare il digitale.
 Un digitale che mette al centro le persone.
 Un digitale che non esclude, ma amplifica.
 Un digitale che diventa finalmente uno spazio condiviso, equo e aperto.

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